sabato 3 marzo 2007

Teste dure

Me ne vergogno un po' ma sono costretto ad ammettere che, da tipico veneziano, non conosco praticamente nulla della storia della mia terra. Stranamente le poche cose che ricordo sono frutto dell' amore che il mio indimenticato maestro delle elementari, meridionale dalla Sicilia, nutriva per la sua città d'adozione. Un rispetto verso Venezia e le sue tradizioni che lo portava a fare della storia di questa città e delle sue genti un argomento frequente delle sue lezioni: ho ancora sotto gli occhi il grosso quaderno a righe zeppo di notizie e di curiosità legate alla Serenissima.
Stranamente un "foresto" ne sapeva più dei miei e di tutti i parenti messi assieme, tutti da sempre "Venessiani".
"Foresto", come é facilmente intuibile, é la trascrizione dialettale di forestiero, di chiunque non sia originario della città. Non esiste distinzione spregiativa tra terroni, slavi, negri, arabi... e chi più ne ha più ne metta; poco importa la provenienza, chiunque non sia nato o comunque non sia diretta discendenza di chi abbia generato una consistente progenia (credo almeno sette generazioni) nella città è un "foresto". E tra i "foresti" si annoverano anche coloro che popolano l'entroterra e le campagne del veneziano. E non solo: gli stessi abitanti delle isole litoranee del Lido e di Pellestrina ne ingrossano le fila.
Ed ecco quindi la necessaria distinzione che gli autoctoni pongono sulle loro origini distinguendosi come "Venessiani del centro" o "Venessiani delle isole" riunendo tra quest'ultimi gli abitanti di quelle isole all'interno della laguna che non costituiscono il centro storico cittadino e quindi non rientrano in nessuno dei sestrieri. Per la verità qualche screzio tra Giudecca e Castello è comune ma lo possiamo equiparare ad una lite tra condomini. Un discorso a parte meriterebbe la genia dei Muranesi ma non voglio allargare troppo il discorso perché rischierei di concluderlo troppo lontano da ciò che mi preme sottolineare adesso: noi Veneziani siamo un pò chiusi nevvero?

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