mercoledì 14 marzo 2007

Un lavoro

Essere un abile imprenditore non è cosa da tutti. Gestire una azienda, una professione, una attività necessita di abililtà non comuni, acquisite con esperienza diretta dopo un adeguato percorso scolastico e supportate da una base culturale costantemente aggiornata. Non è sufficiente entrare in possesso per una qualsiasi ragione del capitale necessario ad avviare una impresa per considerarsi imprenditori. Occorrono doti e dedizione al lavoro non comuni. Ne é riprova il fatto che non tutti coloro che si cimentano nella sfida imprenditoriale riescono a raggiungere l'obiettivo fissato: molte sono le rinunce e quasi sempre dopo aver procurato serie difficoltà a chi in loro avevano sprovvedutamente creduto. Che l'attivare una impresa non sia cosa da organizzare in quattro e quattr'otto è evidente. D'altra parte perchè rinunciare a diventare un affermato imprenditore se per qualche motivo il caso ce ne offre la possibilità? Per molti non è facile resistere alla tentazione di distinguersi dalla massa soprattutto ai nostri giorni quando il prestigio della persona è rapportato al livello di lusso che la circonda. E allora, perchè non inventarsi imprenditore? Riflettete un attimo e provate a dare una risposta ad un paio di domande. Iniziamo dalla prima. Quale settore dell'economia, e mi riferisco proprio ogni settore: al primario della pesca, dell'agricoltura e dell'allevamento, al secondario delle industrie chimiche, estrattive, metalmeccaniche, di trasformazione ecc. al terziario dei servizi, può essere oggetto di interesse da parte di chi, privo di ogni esperienza desidera entrare tra coloro che questa economia la gestiscono in prima persona? Mi risulta difficile pensare che la scelta possa cadere sul primo se non si ha una formazione derivata da una tradizione famigliare nè tantomeno sul secondo se parimenti non si nutre un interesse molto specialistico: è poco credibile che qualcuno s'inventi di fondare ex-novo, per esempio, una azienda tessile o un'industria chimica o una fornace per laterizi piuttosto che un'azienda farmaceutica o un'officina per la fusione di precisione per puro spirito imprenditoriale. Occorrerebbero quantomeno una conoscenza specifica di buon livello oltre ad un capitale incredibilmente elevato. E' evidente che la scelta ricadrebbe nella stragrande maggioranza dei casi su di una attività nell'ambito dei servizi. Anche in questo settore é ovviamente necessaria una buona base culturale se non addirittura per certi versi maggiore di quanta non ne servirebbe invece nel dedicarsi alla pesca. Il vantaggio sta nel fatto che, per chi ha un buon senso degli affari e grande spirito di iniziativa, l'investimento di natura economica può essere alquanto limitato. Certo l'altro piatto della bilancia deve caricare doti, abilità e formazione decisamente importanti.
Posso cercare quanto voglio tra le infinite opportunità che il settore terziario e quello avanzato offrono e quasi sempre devo constatare che la formazione scolastica ed il background culturare giocano un ruolo importantissimo. Per essere presente nel settore è pressochè indispensabile possedere una conoscenza ed un curriculum studiorum quantomeno a livello universitario. Sembra proprio che questo settore faccia della cultura il suo combustibile. Eppure esiste un angolino dove incredibilmente é forse vero il contrario. Dove studio e livello di conoscenze sembrano arrecare più danno che vantaggi. E' quel angolino del settore servizi dove non è richiesta una preparazione specifica, dove non è necessario uno studio particolare, dove non è necessaria alcuna esperienza. E' il settore turistico. Per la verità questo comparto della nostra economia non è del tutto basato sul folklore di incompetenti ed inetti. Qualche branca richiede un buon livello culturale soprattutto quando dobbiamo rapportarci con l'estero. E' il caso per esempio delle agenzie di viaggi le quali, quanto meno, richiedono agli addetti la conoscenza di almeno una lingua straniera. La mia attenzione sta pian piano focalizzando una attività che è espressione tangibile del significato che gli illustri imprenditori della mia città danno alla parola turismo. Una attività primaria per numero di addetti che occupa (e sfama, dato positivo senza dubbio anche se tra sfamare e sfruttare il passo é breve anzi brevissimo a Venezia) e per il giro d'affari che genera. Qui realmente la competenza é un optional: basta una buona dose di fantasia ed il gioco è fatto. Inutile che mi dilunghi in ulteriori precisazioni. Parliamoci chiaro: quanti di voi indicherebbero in "settore alberghiero" e quanti in "ristorazione" questa attività propria dei servizi turistici in oggetto? Azzardo una distribuzione equa al 50%. Ho sbagliato? Non credo!
Venezia é un gigantesco albergo che sforna un numero incredibile di pasti in tutti i giorni dell'anno. Il guaio é che a gestirli vi é una manica di arroganti, saccenti e presuntuosi incompetenti pieni di sè. Il segreto del loro successo economico, che effettivamente c'è, non risiede nelle loro capacità: la loro fortuna deriva dalla particolare e a me inspiegabile necessità che il mondo intero nutre nel dover ad ogni costo venire in visita a Venezia. In definitiva essi giocano sul fatto che chiunque prima o poi troverà il modo di arrivare in città magari per un solo giorno. Un breve periodo ma sufficientemente lungo per necessitare almeno di un ristoro. I nostri imprenditori considerano questo flusso inestinguibile e non ritengono pertanto di doverlo amministrare come una risorsa limitata. Ne consegue che sia che trattino il loro cliente con il dovuto rispetto (leggasi senza truffarlo) sia che lo maltrattino ve ne sarà sempre un secondo che ignaro del suo destino lo seguirà. Il risultato darà la convinzione al nostro abile imprenditore e ciò risalterà soprattutto agli occhi degli altri suoi colleghi, pari e concorrenti, di essere un abilissimo ed efficentissimo esperto operatore del settore.
Rispondete ora alla seconda domanda: se un tale baciato dalla fortuna o sufficientemente disonesto da racimolare un discreto capitale, privo di una formazione scolastica che superi la terza media inferiore o al massimo il diploma di istituto alberghiero decidesse, per distinguersi dalla massa, di intrapendere una attività autonoma che gli desse sufficienti garanzie di un successo in tempi relativamente brevi dove andrebbe ad investire il suo capitale?
Per aprire un ristorante basta il denaro: siamo tutti in grado di cuocere due spaghetti, per affittar camere è sufficiente saper rifare un letto.
Venezia é un unico colossale affittacamere con ristoro.
Ne deriva che le persone a cui è affidato nostro malgrado il futuro della città e quindi l' immagine che la stessa proietta oltre gli angusti spazi dell'inquinata laguna sono essenzialmente degli arrivisti a cui ben poco importa del benessere dei propri concittadini. Nessuno di costoro dedicherebbe un euro e un minuto del proprio tempo per agevolare le condizioni dei pochi residenti rimasti mentre sarebbero disposti a estenuanti diatribe legali pur di ottenere un metro quadro di plateatico in più.

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